Testo per la mostra della scuola di incisione al Castello Sforzesco

Le possibilità espressive dell’incisione sono infinite e si realizzano attraverso tutte le tecniche che gli artisti hanno sperimentato dal suo nascere fino ad oggi; dalle prime opere del Mantegna alle ricerche contemporanee.
Nel 1500 le lastre rigorosamente incise all’acquaforte, riproducevano le opere dei maggiori artisti del momento permettendo la loro diffusione a spazi più estesi. Erano le opere che i  “traduttori” con grande perizia e bravura riuscivano, attraverso i valori dal bianco al nero e cioè attraverso il tono,  a tradurre i valori cromatici  delle opere di Raffaello o di Tiziano. Questa ricerca del colore mediante il tono è rimasta la qualità peculiare dell’incisione.
Come si sa le tecniche incisorie sono molte: dalla xilografia all’acquaforte su lastre di rame e di zinco morse dai vari acidi. I legni del Dürer sono l’esempio più alto per la tecnica pura e rigorosa del segno, ereditata in linea diretta negli espressionisti tedeschi del ‘900. Rembrandt, spesso terminava le sue lastre a puntasecca con risultati di grande profondità e freschezza. Forse da questi due esempi derivano tutte le possibili combinazioni tecniche che possono fondersi tra loro, ma soprattutto ogni artista trova, scegliendo tra esse il mezzo più idoneo alla propria sensibilità ed alle proprie esigenze espressive.
Nel corso degli anni l’incisione è stata utilizzata da grandi artisti che hanno espresso in modo “incisivo” i significati e i drammi della storia come in Goya. Ma, avvicinandoci al nostro tempo, l’incisione si è allontanata da certe funzioni “utili” per diventare puro fatto espressivo.
Nell’arte contemporanea e soprattutto negli artisti giovani, le tecniche incisorie sono diventate un campo di sperimentazione, un linguaggio autonomo rispetto al disegno, alla pittura o alla scultura, a parte la sua riproducibilità in copie più o meno uguali tra di loro.
Il fascino dell’incisione nasce dall’attesta, dai tempi della morsura che l’acido produce nei segni; le speranze a volte premiate che un segno vada un po’ al di là delle cose  già sperimentate; il tutto tra i due estremi; il bianco e il nero, la trama variabile dei segni e la luce del foglio.
Tutti gli incisori sono accomunati da un momento che è l’emozione della prima prova: quando, dopo le varie morsure la lastra viene appoggiata sul torchio e la pressione del rullo trasmette l’inchiostro dei segni incisi che brillano in rilievo sulla carta bagnata.

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Milano, marzo 2008
Alberto Venditti