Critica

Mario Borgese

Panta Rei
2010

Il  ricordo ha bisogno di prendere luogo dentro e fuori di sé in una successione di piani e di lontananze, facendo così apparire forme che la mente accorda o disunisce evocando situazioni, gesti ed eventi. Accade così che tempo e spazio si concretizzino nei loro intrecci deidentificando le cose e le figure consapevoli delle somiglianze, una forma di tradimento di ciò che ci appare che si pone come alibi delle conoscenza anziché principio conoscitivo, superficie, pelle, non corpo né identità, né racconto. Nel suo farsi, nella sua lucida passionalità che conduce all’immagine, la pittura prende a formarsi per fluidità e trasparenze attraverso la sorpresa di aggregazioni  di forme, oggetti e figure: l’attimo è colto, ma tutto è travolto da un vortice che muove le immagini e le traduce in un incessante fluire trascinandole come foglie al vento che si precisa impetuoso. Un flusso di energia, dynamis, che mai si acquieta, in quella sempre presente inquietudine del vivere che lo sguardo attento della memoria coglie al di sotto del quotidiano. Venditti viaggia all’interno di sé e colloquia solitario con la propria anima. Si delinea così, nel suo raccontare, un linguaggio tutto interno ad un sentire poetico capace di evocare i luoghi della memoria e del sogno.

2005

La Cappelletti Arte Contemporanea ha presentato, in maggio, l’ultima produzione del pittore di origine napoletana, da anni residente a Milano, Alberto Venditti: paesaggi e nature morte, dipinti con rara sintesi denotativa. Da tempo, ormai, questo vigoroso esponente della nuova figurazione contemporanea ci presenta oli di estrema asciuttezza espressiva. Il colore è magro, in certi casi come strappato dalla stessa polpa cromatica in una sorta di ferita aperta; il segno serpeggia lungo le torturate campiture come per graffiare ed incidere in profondità il tessuto degli scarni soggetti trattati. Si ha così la percezione, acutamente dolorosa, di una visione del mondo che si sospinge sino alle radici dell’essere, dove l’uomo-natura rispecchia le lacerazioni e gli spasimi della sofferenza universale.